Mimerito il metodo educativo derivato dallo scoutismo di successo per il merito a scuola

Archivio Blog Andrea Cionci

Medaglie al merito scolastico

“Mimerito”, il metodo educativo - di successo - per il merito a scuola

29 ott 2022

Come noto, il nostro è il Paese delle buone idee scartate e messe in un angolo , in attesa che qualche straniero ci metta le mani sopra, coprendosi di denaro. E’ la storia triste - forse in attesa di riscatto - di “MIMERITO” il metodo educativo inventato e depositato dallo scrivente nel 2012(quando era già collaboratore di Libero) a beneficio della scuola elementare e media. Sotto il governo Monti, il progetto fu sperimentato, grazie alla sponsorizzazione del MIUR, in 200 classi italiane: un successo straordinario.

L’intuizione iniziale proveniva dal mondo Scout nel quale esiste un articolato sistema di distintivi che, con mirabile sapienza pedagogica, incoraggiano e stimolano sia le abilità manuali del ragazzo, che la sua maturazione caratteriale, intellettiva, sociale e morale.

Il criterio di Mimerito riprendeva anche un antico uso, quello delle medaglie al merito scolastico che, però venivano concesse solo alla fine dei quadrimestri o dell’anno, a coronamento di un anno proficuo.

L’idea base del metodo - confermata da vari pedagogisti - è che i ragazzi hanno la necessità di un rinforzo simbolico positivo per il loro impegno e questo, infatti, viene spesso organizzato da alcuni maestri, in modo “casereccio”, con stelline di cartone dorato, o similia.

L’obiezione più banale e veterosessantottina è che si possano “creare meccanismi ultracompetitivi”: nulla di più sbagliato, dato che la competizione si genera quando i beni disponibili sono pochi e comportano benefici materiali, non quando si tratta di riconoscimenti puramente simbolici, a portata di tutti. E infatti, tra Scout e Lupetti, non esiste nulla del genere.

Mimerito funziona così: al termine di micro-periodi di un paio di settimane, vengono concesse dall’insegnante – ai meritevoli - delle piacevoli spille di metallo smaltato , disegnate dall’autore, divise in tre categorie. Gli “Scudetti di eccellenza” premiano i voti massimi nelle materie di studio: il distintivo riporta il simboletto del libro per l’Italiano, il microscopio per le Scienze, la calcolatrice per la Matematica etc. Poi ci sono le “Stelle di condotta ”, d’oro o d’argento, per incentivare il buon comportamento: una vera emergenza a scuola. Infine, i tre “Brevetti di impegno ”: “Spirito d’iniziativa”, per stimolare la partecipazione attiva alla lezione e la frequenza scolastica; “Socialità” , contro il bullismo e per favorire l’armonia; da ultimo, il brevetto “Ordine e pulizia”, per il decoro personale e il rispetto dei materiali scolastici. Le Stelle e i Brevetti sono alla portata di chiunque, anche dei ragazzi meno dotati, o con difficoltà di vario genere, in modo che tutti – a discrezione della sensibilità del docente - possano raggiungere un riconoscimento investendo il loro impegno, senza perdere di vista l’oggettività del rendimento scolastico. Le spille possono essere indossate sul grembiule , ove adottato dalla scuola, o attaccate sulla copertina del diario. Alla fine delle due settimane, i distintivi vengono ritirati dall’insegnante, per essere ridistribuiti nuovamente durante le due successive, ma nulla va dimenticato: i meriti conquistati si annotano su un Tabellone che, alla fine dell’anno, servirà al docente per valutare, anche in positivo, l’impegno dei ragazzi.

Dopo aver raccolto i pareri di qualificati educatori e psicologi dell'apprendimento, e aver molto bussato, questa idea, proposta alla Direzione Generale dello Studente del Miur fu accolta in un periodo in cui si parlava tanto di “meritocrazia ”. I kit di medaglie con i tabelloni, previsti per durare 5 anni, se ben conservati, avrebbero comportato per la scuola la “folle spesa” di circa un euro a bambino. Grazie al Miur, furono distribuiti gratuitamente a 200 classi di scuole private e pubbliche, elementari e medie, in tutta Italia, che accettarono la sperimentazione. Dai riscontri raccolti presso i docenti e consegnati al Miur, risulta che la novità fu recepita con grande entusiasmo dai ragazzi di elementari e medie, innescando processi di motivazione e autocorrezione. Ecco cosa riferivano i presidi: “ Una valida risorsa educativa per incoraggiare comportamenti virtuosi”; “I distintivi piacciono molto ai bambini, come era prevedibile, e questo è utile a motivarli”; “Per i ragazzi è di grande soddisfazione esibire il distintivo sul petto e nella scuola c’è un clima particolarmente gioioso”; “I docenti hanno enfatizzato il ruolo simbolico dei distintivi, innescando una gara positiva all’auto-miglioramento”; “I ragazzi delle secondarie hanno apprezzato molto l’idea di valorizzare tipologie di merito di solito trascurate, come quello sportivo, o la capacità di relazione e di accoglienza del diverso”; “Tengono moltissimo ai distintivi e nessuno di questi è andato smarrito”. E così via.

I prevedibili attacchi ideologici furono rari e spuntati, di fronte all’eccellenza del risultato. Del resto, difficile dare del “fascista” a Mario Monti o a Lord Baden Powell, fondatore dello Scoutismo. Ne scrissero parecchi quotidiani: La StampaQUI, QN , il Corriere della Sera QUI, e l’autore di Mimerito venne insignito (anche per questo) della croce di Cavaliere al Merito della Repubblica. Si era pronti per lo sviluppo del progetto, che avrebbe compreso anche dei “ crest ” (trofei-scudetti) per gare positive fra classi, ma venne il governo Renzi, con la sua spending review, e tagliò tutto.

Da allora, Mimerito è sul binario morto. Era nata anche una versione in francese: avremmo potuto diffondere questo metodo in tutto il mondo, con un marchio istituzionale italiano, tornando faro di civiltà anche nelle scienze pedagogiche, ma perdemmo il treno. E oggi, c’è qualcuno in ascolto?