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Voglio riallacciarmi al precedente podcast sulla pena di morte: da romano da diverse generazioni, voglio raccontarvi perché a Roma, nello Stato Pontificio, la pena di morte è sempre stata applicata senza nessun problema, esattamente come avveniva negli altri stati europei.
Mastro Titta, il boia di Roma, ha lasciato degli appunti che sono stati trovati nel 1886 e riassemblati in una biografia romanzata che si chiama "Mastro Titta, il boia di Roma: memorie di un carnefice scritte da lui stesso". Da questi appunti emerge il Mastro Titta che compì circa 500 esecuzioni; quindi, facendo i conti con gli anni di servizio, se ne eseguivano circa 7-8 l'anno per banditismo, rapina, omicidio, stupro, sacrilegi, reati politici, eccetera. Mastro Titta non dimostra particolari rimorsi di questo suo compito, di questa sua opera; anzi, si ritiene in buona fede uno strumento della giustizia divina e terrena.
Ora, per capire, per esempio, altri fatti strani: la partecipazione del popolo a queste esecuzioni pubbliche che spesso e volentieri avvenivano in piazza Campo de' Fiori o Piazza del Popolo. E per capire anche un uso particolare: i genitori, i padri soprattutto, portavano i bambini, i figli, a vedere questi spettacoli, queste esecuzioni pubbliche, e alla fine davano loro un ceffone. Per quale motivo? Anche se il bambino o il ragazzo non aveva fatto nulla, perché gli rimanesse impresso nella memoria come finiva chi intraprendeva la strada della delinquenza, del crimine. Capite? Cioè, un ceffone gratuito solo per imprimere nella memoria dei figli quell'episodio.
Perché? Perché i padri di una volta sapevano molto bene come si educavano i figli, perché venivano da due milioni di anni di evoluzione dell'uomo sul pianeta Terra e sapevano perfettamente che i bambini e i ragazzi hanno bisogno del richiamo fisico per introiettare certi insegnamenti in modo diretto. Al bambino non gli puoi fare troppi discorsi perché non ha ancora la struttura mentale, cerebrale, per recepire dei discorsi teorici; quindi, il richiamo fisico si è sempre dato ai ragazzini. A volte, certo, anche esagerando e creando dei traumi, eccetera, però ben date, ben assestate con oculatezza e con giustizia, hanno fatto venir su benissimo i nostri nonni, i nostri bisnonni e trisavoli. Oggi invece non si possono toccare e i bambini infatti vanno dallo psicologo a 12 anni.
Ecco, questa partecipazione del popolo alle esecuzioni pubbliche non era fatta con il sadismo dei rivoluzionari francesi, per esempio; veniva vissuta con pietà religiosa, con grande pietà religiosa. Tant'è che c'era la processione dei frati della Buona Morte, tutta una serie di rituali per garantire al condannato la salvezza dell'anima. Ecco, Roma era intrisa di questa visione del mondo; Roma come tutto lo Stato Pontificio.
E qui affrontiamo un discorso difficile ma logico. Allora, nella dottrina cattolica voi sapete bene che c'è una parentesi materiale nella vita materiale terrena dove l'uomo decide il proprio destino eterno, che è quello che conta: conta la salvezza dell'anima. No? Questo lo sapete tutti, ed è quella infatti la suprema legge della Chiesa: la salvezza delle anime. Perché un conto è che campi 80-90 anni sulla Terra, un conto è poi il tuo destino per sempre, per l'eternità; quindi è più importante l'eternità rispetto alla vita terrena, perché sulla Terra ti giochi il tuo destino futuro, quello eterno.
Allora ammettiamo due casi: due persone che si rendono colpevoli dello stesso crimine — che ne so, stuprano e ammazzano dei bambini, ok? — uno viene condannato alla ghigliottina, ha tre mesi di tempo prima della condanna; l'altro invece viene condannato all'ergastolo. Allora, quello che ha tre mesi di tempo sa che ha una data di scadenza alla sua vita. Allora arriva il prete, ci parla, gli propone di confessarsi, di comunicarsi, di pentirsi, gli parla della vita dell'aldilà, della salvezza dell'anima, dell'eternità eccetera eccetera. E lui sceglie; sceglie però essendo stato informato sia di quando verrà eseguita la pena capitale, sia di cosa lo aspetta nell'aldilà. Se questo tizio si pente e si confessa, viene decapitato ma si salva l'anima, e la sua anima andrà in Paradiso.
Quello che viene condannato all'ergastolo non ha questa impellenza perché non ha una data di scadenza, quindi è molto meno stimolato a fare i conti con la propria coscienza. Ecco che, per esempio, potrebbe darsi il caso di un ergastolano che si adagia tranquillamente alla vita del carcere, arriva a 80 anni, gli prende un ictus, non si è mai pentito, non ha mai fatto i conti con la propria coscienza e va all'inferno. Chi ci ha fatto il guadagno migliore: quello che è stato decapitato o quello che è stato condannato all'ergastolo?
Ecco, il grande problema dell'uomo in una visione cattolica sulla Terra è che non sa quando arriva l'angelo della morte e quindi può essere sorpreso in un momento in cui si trova in uno stato di grave peccato, di peccato mortale; quindi, sorpreso dalla morte, in quel momento va a finire all'inferno. Se invece ha la possibilità di sapere quando la sua vita terminerà, e allora si fa due conti, no?
Ecco, vedete bene che entrando in un'ottica di fede, in un'ottica cattolica, la pena di morte non è così inaccettabile come la contemporaneità ci ha voluto far credere; una contemporaneità che è infiltrata, infarcita di contenuti gnostico-massonici. I massoni sono sempre stati contrari alla pena di morte. La Chiesa non è mai stata pregiudizialmente contraria alla pena di morte, tant'è che l'ha applicata senza grandi problemi nel corso della sua storia, e lo stesso Giovanni Paolo II ha detto che non si può escludere in modo assoluto.
Giovanni Paolo II ha detto: "Beh, se oggi ci sono carceri sicure è più corrispondente alla dignità della persona". Sì, magari è più corrispondente alla dignità della società che evita di ammazzare una persona, però se vogliamo riflettere sull'interesse specifico dell'individuo, forse potrebbe non essere del tutto trascurabile il fatto che sapere con certezza quando si sarà vittima di una sentenza capitale possa fornire degli stimoli, degli input per pentirsi e salvarsi l'anima in modo molto più efficace rispetto a un ergastolo.
Ecco, io adesso immagino sotto i commenti scandalizzati di alcune persone a cui andrà il sangue al cervello, però sapete che io non sono qui per raccontarvi le cose facili, gli zuccherini, le dolcezze; sono qui per fare discorsi logici e parlarvi di quelle che sono le regole della Chiesa, la visione della Chiesa, la storia. E quindi vi sto giustificando perché nello Stato Pontificio la pena di morte è stata applicata in questo modo, perché il popolo partecipava con pietà religiosa a queste esecuzioni pubbliche e perché questo faceva riflettere tutti quanti sulla caducità del vivere e sulla necessità della salvezza dell'anima.
Bene, sperando di esservi stato utile vi ringrazio per l'attenzione. Grazie a tutti coloro che sostengono il nostro lavoro. Controllate di essere ancora iscritti al canale; se volete abbonatevi di nuovo e a presto.
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