Il film “I due papi”: l'industria del consenso dietro Bergoglio

Con un certo stupore ho visto che in un teatro della mia città viene messo in scena il film "I due Papi", naturalmente in una versione per teatro di prosa. Qualche tempo fa ho preso il coraggio a due mani e ho deciso di vedere questa pellicola, un film distribuito da Netflix nel 2019 per la regia di tale Fernando Meirelles.

Pensavo, diciamo, di avere dei problemi poi digestivi, ma devo dire che mi sono divertito moltissimo: è stata un'opera straordinaria, un unicum, uno spettacolo incredibile. Roba da inchinarsi di fronte alla grandezza di questa opera che farebbe impallidire Eisenstein e Aleksandrov, i registi russi comunisti. Mai in tutta la storia del cinema è stata prodotta un'opera più rivelatrice della realtà che stiamo vivendo. Dovete vederlo: è un documento storico che spiega tutto sulla questione dei due papi.

Per quanto riguarda i contenuti, infatti, essi sono l'esatto infallibile speculare contrario della realtà oggettiva. Nemmeno sotto Stalin nel '43 si sono raggiunte vette simili di propaganda manipolatrice per il popolino. La produzione del film, affidata al regista che ha organizzato nel 2016 l'inaugurazione delle Olimpiadi di Rio — una specie di sagra del compasso e della squadra con piramidi rovesciate, rami di acacia e altri simboli esoterico-massonici — svela quali mostruosi poteri finanziari e politici siano dietro alla costruzione di una narrativa completamente artefatta sul Papa venuto dalla fine del mondo.

Allora, il film comincia con l'arcivescovo Bergoglio, impersonato da Jonathan Pryce, che, amatissimo a Buenos Aires, dice messa per le strade; mentre a Roma Joseph Ratzinger, interpretato da Anthony Hopkins come un Hannibal Lecter con l'arteriosclerosi, viene eletto Papa con sua tronfia soddisfazione, anche se tutti sanno che, grazie a Dio, non voleva affatto essere eletto Papa.

Ora, in merito a Jonathan Pryce, devo ricordare con grande gusto un commento riferito da Piergiorgio Odifreddi nel suo libro "In cammino alla ricerca della verità", mi pare che si chiami, dove il matematico ateo riferisce con una certa precisione alcuni incontri avuti con Papa Benedetto. Durante uno di questi incontri, Odifreddi gli fece vedere il film Netflix "I due Papi". Quando chiese al Santo Padre che cosa ne pensasse, Benedetto rispose: "Ah sì, Anthony Hopkins interessante, ha pure la mia età; solo non mi convince il colore della pelle dell'attore che interpreta Francesco".

Ora, Odifreddi, che pure è un logico, ha riferito questo motto di spirito di Papa Benedetto senza farsi la minima domanda. Che vuol dire "non mi convince il colore della pelle dell'attore che interpreta Francesco"? Forse Papa Benedetto è esperto nel mestiere di truccatore cinematografico? Forse ha visto che la nuance del colorito di Bergoglio non è esattamente simile a quella scelta dal truccatore? Che senso ha una frase del genere?

È evidente, no, che Papa Benedetto si stesse riferendo al colore della pelle, cioè al colore della veste di Jonathan Pryce che era bianco e che interpretava Francesco, che appunto non ha alcun diritto a vestire di bianco. Era ovviamente una battuta, ma il grande logico Piergiorgio Odifreddi se l'è lasciata sfuggire.

Comunque, mentre Benedetto XVI suona il pianoforte (si vede nel film come Nerone con la cetra), la Chiesa va in rovina perché, per le sue rigidità dice il film, per i suoi "no" dottrinali, i suoi no dottrinali ostracizzano i poveri. Non si capisce in base a quale nesso, diciamo, un no dottrinale dovrebbe avere poi degli effetti economici sui poveri, ma questi sono dettagli.

Nel frattempo, mentre Papa Benedetto si macera per questi suoi fallimenti, il cardinale Bergoglio in Argentina, che non si riconosce più in questa Chiesa così irrigidita, prende l'aereo per andare a presentare le sue dimissioni dal Papa. Capite? Bergoglio si voleva dimettere perché lui alla carriera non tiene minimamente, no? Quindi si voleva dimettere l'arcivescovo di Buenos Aires. Ma, caso incredibile, lo stesso Papa Ratzinger contemporaneamente lo aveva convocato a Roma. Una coincidenza significativa alla Paulo Coelho, perché un pizzico di esoterismo non guasta mai.

Comunque l'argentino si presenta a Roma spaesato come un parroco di provincia, ma Papa Benedetto lo riceve nella reggia di Castel Gandolfo e i due hanno subito uno scontro verbale perché il Papa tedesco non capisce che, virgolette, "Gesù era contro i muri, per i poveri, accoglieva gli omosessuali, gli ultimi, gli ultimi". Questo dice il Jonathan Pryce-Bergoglio.

Francesco nel film insiste perché Papa Benedetto — cioè colui che sarebbe diventato Francesco insiste perché Benedetto — accetti le sue dimissioni di arcivescovo di Buenos Aires, ma il Papa bavarese fa finta di non sentire. Infatti lui si è convinto di aver fatto il suo tempo da molti anni ormai; Papa Ratzinger, virgolette, "non sente più la voce di Dio", ma il Signore gli ha parlato con la voce di Bergoglio e gli dice: "Ora va', mio servo fedele".

Mi rendete conto? Ripeto: Ratzinger non sente più la voce di Dio, ma il Signore gli ha parlato con la voce di Bergoglio e gli dice: "Ora va', mio servo fedele". Quindi Papa Benedetto ammette di essere troppo vecchio e svampito, virgolettato. Del resto lui, virgolette, "ha sempre fuggito la vita trincerandosi dietro lo studio". Ma Bergoglio cerca di dissuaderlo: "Ma Santo Padre, a lei si inchinano i presidenti di tutto il mondo, vengono da lei perché è il vicario di Cristo".

E così, sempre per schermirsi e rifiutare questo passaggio di consegne, Bergoglio confessa al Papa il suo passato in Argentina, perché un pizzico di realtà bisogna pure metterlo per rendere credibile il pastone, no? Lui trafficava coi militari di Videla, è vero, lo ammette Jonathan Pryce, tanto che oggi è ritenuto in Argentina una figura controversa. Ma in realtà, poverino, lo faceva per salvare i suoi preti gesuiti che, non obbedendogli, sono stati massacrati dai soldati. Ah, se avessero obbedito al loro superiore!

"Ma non ti colpevolizzare", dice Ratzinger-Hopkins, "sei solo un uomo", e indicando Gesù Cristo nell'affresco dice "vedi, è solo un uomo". Quindi per la pellicola Netflix Ratzinger diventa un po' come Enzo Bianchi, per il quale Gesù era soltanto umano, no? Poi Benedetto-Hopkins si confessa con Bergoglio-Pryce, e qui viene la parte più scandalosamente offensiva della pellicola, ammettendo di aver protetto il presbitero pedofilo Marcial Maciel spostandolo di sede in sede nonostante i suoi crimini. La vecchia storia, no, questo di spostare i preti pedofili eccetera.

Ora, in realtà Ratzinger è stato il primo a tentare di cauterizzare la piaga della pedofilia e, da prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ordinò proprio un'indagine su Maciel scomunicandolo a sangue, definendolo un falso profeta che ha condotto una vita al di là di ciò che è morale, un'esistenza avventurosa, sprecata, distorta. Allora costui, chi ha detto queste parole, nel film dovrebbe essere quello che ha protetto il pedofilo Maciel? Vi rendete conto?

Comunque, tornando al film, i due protagonisti hanno ormai fatto amicizia: Bergoglio insegna a Ratzinger a ballare il tango, mangiano la pizza insieme e vedono le partite di calcio. Questa cosa della pizza è un continuo, ci avrete fatto caso, no? Bergoglio punta sempre a sollecitare l'appetito con questa custodia della pizza, si mette il grembiule da pizzettaro, parla continuamente di pizza eccetera. Poi Benedetto, che finalmente ha assaporato la vita e l'amicizia grazie all'argentino, forse scoprendo anche qualcosa di inedito su se stesso durante i passi di tango, finalmente si dimette.

E con sua somma soddisfazione viene eletto Bergoglio che comincia a predicare fra le genti in giro per il mondo l'accoglienza, l'amore, la pace, bla bla bla; e giù con un'altra cataratta di sciroppo di glucosio. Però appena può Bergoglio va a trovare Ratzinger, e qui vengono utilizzate immagini di repertorio, e passano allegre serate vedendo le partite e bevendo birra.

Ora, perché vengono utilizzate queste immagini di repertorio? Questa è una notazione interessante perché effettivamente, quando vediamo in televisione gli incontri fra i due bianco-vestiti, non si può non notare un atteggiamento cordiale, affettuoso, amichevole da parte di entrambi. Ma la realtà è molto diversa da quello che appare. Vi prego, per favore, cercate di guardare oltre l'apparenza sempre, perché quando Papa Benedetto incontra Bergoglio, lui non faceva altro che ottemperare al più difficile dei comandamenti di Gesù Cristo, cioè ama il tuo nemico e prega per il tuo persecutore.

Tanto che lui dirà in fondo a "Ultime conversazioni" che la sua amicizia personale con Francesco è cresciuta. Un'amicizia personale nel senso che è solo sua e monodirezionale; altrimenti uno avrebbe detto "la mia amicizia con Tizio è cresciuta", perché si intende un sentimento corrisposto, no, bidirezionale. E invece "la sua amicizia personale con Francesco è cresciuta". Ora noi non sappiamo quali sentimenti nutrisse Bergoglio verso Papa Ratzinger, ma ne avete avuto una chiara dimostrazione durante il funerale, dove si vede un Bergoglio che non vuole nemmeno celebrare la messa, sta lì di malavoglia, a un certo punto se ne va, esce di scena, poi torna, recita un'omelia in cui cita col copia-incolla passi interi dagli scritti di Ratzinger senza citarlo. Cioè roba da plagio letterario.

Vabbè, comunque questo incredibile, mieloso, fantastorico, osceno potremmo anche dire polpettone cinematografico che ruspa nella sentina di tutti i peggiori luoghi comuni anticlericali da bar dello sport, costituisce il massimo monumento al plagio mondiale che stiamo vivendo. Il tentativo schiettamente massonico di fregarvi con i buoni sentimenti, con i valoritti cretini facili facili: la pace nel mondo, la fratellanza universale, l'ecologia, vizietti sdoganati in cambio della vostra devota, volontaria e assoluta obbedienza. Vi ricordate cosa si diceva nel film sui preti gesuiti in Argentina? Poverini, sono stati fatti fuori perché non hanno obbedito a Bergoglio.

Ecco, significativa la scena che viene riprodotta in cui Bergoglio, eletto Papa, rifiuta di presentarsi ai fedeli con la tradizionale mantelletta rossa perché, come commenta l'attore Jonathan Pryce serio serio, "è finito carnevale". E invece il più grande scherzo di carnevale della storia umana è iniziato proprio quell'11 febbraio 2013, Rosenmontag, lunedì del carnevale tedesco, con una Declaratio che alla Mafia di San Gallo parve una rinuncia al trono di Benedetto XVI, mentre invece era un auto-esilio in sede impedita che avrebbe per sempre consegnato Bergoglio alla storia come antipapa.

E quindi, diciamo, sarebbe il caso di vedere questo film non tanto per assorbirne i contenuti, sui quali potete farvi chiaramente una risata, quanto per capire l'industria, la struttura economica che c'è dietro questa impostura. Questo è quanto. Un caro saluto dal vostro Andrea Cionci.

di Andrea Cionci

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